Originario della Magliana, quartiere della periferia romana, ZeroStorie —all'anagrafe Nando Favino, ma per gli amici semplicemente Zero— scrive rime come se stesse versando catrame bollente sulla musica: rovente e grezzo, denso e scuro, capace di solidificarsi in qualcosa di duro come il cemento.
È cresciuto tra le battle di freestyle nei parcheggi e i free party nell'area suburbana della Capitale, imparando in fretta che un beat può essere tanto una via di fuga e un rifugio, quanto una miccia e uno sfogo. A un certo punto, il giovane Nando è stato lasciato alle spalle, ed è nata una promessa: ZeroStorie.
Da un paio di mesi Zero frequenta una ragazza di nome Flaminia, detta Nina. Pubblicano foto insieme e lui l'ha già presentata agli amici e ai colleghi di QUANTO Records.
Le sue parole sanno essere allo stesso tempo reportage e poesia cruda, spesso all'interno dello stesso identico verso, e trasmettono sempre la resilienza di una forza potente e trainante che lo spinge in avanti —mai autocommiserandosi, mai accondiscendente, mai sconfitto.
Il suo sound è un hip-hop contaminato da dub, trap, grind, techno e figlia del dancefloor: linee di basso che scavano nel profondo, casse dritte e asciutte, synth sporchi, qualche sfumatura drum'n'bass e scratch piazzati esattamente dove fanno più male.
Zero non ama mettersi in posa: racconta la sua storia senza filtri. Usa immagini semplici e taglienti, tagga la città con i soprannomi dei suoi quartieri e inserisce dettagli che —se ci sei stato— riconosci all'istante. E forse... anche se non ci sei mai stato prima.
Serrande abbassate, un'insegna al neon che sfarfalla lungo la strada, e le bravate notturne in cui i ragazzi finiscono per cacciarsi, pur di non pensare al giorno seguente che incombe.
Nell'interpretare un brano, Zero non cerca mai di mettersi in mostra: preferisce catturare l'ascoltatore con le parole. Giovane ma con la strada come palestra, a volte la sua voce sa essere raschiante, raramente strascicata, ma i suoi flow sono chirurgici e il suo estro creativo sfocia spesso nel virtuosismo —una direzione che non ci si aspetterebbe da un rapper, né da un ragazzo della sua età. E quando decide di aprirsi, lascia entrare la luce, regalando parole che ti restano impresse.
Il suo immaginario è urbano, crudo e verace, in bilico tra introspezione e amara ironia con una limpida ostinazione. La sua rabbia è profonda, viscerale e vibrante come una linea di basso... gli monta dentro e spesso ruggisce verso l'esterno. Zero si impone con un grido di riscatto, ma di certo non con una richiesta d'aiuto.
Quando una canzone finisce, senti che la storia non è ancora conclusa e che Zero sta solo prendendo fiato. Perché le storie sono fatte anche di questo —di ciò che accade fuori dal palco, o tra le righe. E Zero è incredibilmente abile nel narrare quei vuoti, che vuoti non sono affatto: tutto finisce nel tritacarne della sua raffinata poetica.
Non c'è nessun altro protagonista adatto alle sue mirabolanti avventure e sventure. Si tratta sempre di Zero che narra di Zero, e lo fa in terza persona. Sfortunatamente non va molto d'accordo con se stesso, ma è comunque costretto a scendere a patti con sé stesso, perché Zero è sia il personaggio raccontato, sia l'autore di sé stesso.
Il suo album di debutto, "Anno Zero", sarà pubblicato in digitale nei primi giorni di Ottobre 2026 da QUANTO Records: racconterà questo ultimo anno di vita, con le sue fragilità e le sue cadute, con i suoi punti di svolta e il riscatto attraverso la musica.
Originario della Magliana, quartiere della periferia romana, ZeroStorie —all'anagrafe Nando Favino, ma per gli amici semplicemente Zero— scrive rime come se stesse versando catrame bollente sulla musica: rovente e grezzo, denso e scuro, capace di solidificarsi in qualcosa di duro come il cemento.
È cresciuto tra le battle di freestyle nei parcheggi e i free party nell'area suburbana della Capitale, imparando in fretta che un beat può essere tanto una via di fuga e un rifugio, quanto una miccia e uno sfogo. A un certo punto, il giovane Nando è stato lasciato alle spalle, ed è nata una promessa: ZeroStorie.
Da un paio di mesi Zero frequenta una ragazza di nome Flaminia, detta Nina. Pubblicano foto insieme e lui l'ha già presentata agli amici e ai colleghi di QUANTO Records.
Le sue parole sanno essere allo stesso tempo reportage e poesia cruda, spesso all'interno dello stesso identico verso, e trasmettono sempre la resilienza di una forza potente e trainante che lo spinge in avanti —mai autocommiserandosi, mai accondiscendente, mai sconfitto.
Il suo sound è un hip-hop contaminato da dub, trap, grind, techno e figlia del dancefloor: linee di basso che scavano nel profondo, casse dritte e asciutte, synth sporchi, qualche sfumatura drum'n'bass e scratch piazzati esattamente dove fanno più male.
Zero non ama mettersi in posa: racconta la sua storia senza filtri. Usa immagini semplici e taglienti, tagga la città con i soprannomi dei suoi quartieri e inserisce dettagli che —se ci sei stato— riconosci all'istante. E forse... anche se non ci sei mai stato prima.
Serrande abbassate, un'insegna al neon che sfarfalla lungo la strada, e le bravate notturne in cui i ragazzi finiscono per cacciarsi, pur di non pensare al giorno seguente che incombe.
Nell'interpretare un brano, Zero non cerca mai di mettersi in mostra: preferisce catturare l'ascoltatore con le parole. Giovane ma con la strada come palestra, a volte la sua voce sa essere raschiante, raramente strascicata, ma i suoi flow sono chirurgici e il suo estro creativo sfocia spesso nel virtuosismo —una direzione che non ci si aspetterebbe da un rapper, né da un ragazzo della sua età. E quando decide di aprirsi, lascia entrare la luce, regalando parole che ti restano impresse.
Il suo immaginario è urbano, crudo e verace, in bilico tra introspezione e amara ironia con una limpida ostinazione. La sua rabbia è profonda, viscerale e vibrante come una linea di basso... gli monta dentro e spesso ruggisce verso l'esterno. Zero si impone con un grido di riscatto, ma di certo non con una richiesta d'aiuto.
Quando una canzone finisce, senti che la storia non è ancora conclusa e che Zero sta solo prendendo fiato. Perché le storie sono fatte anche di questo —di ciò che accade fuori dal palco, o tra le righe. E Zero è incredibilmente abile nel narrare quei vuoti, che vuoti non sono affatto: tutto finisce nel tritacarne della sua raffinata poetica.
Non c'è nessun altro protagonista adatto alle sue mirabolanti avventure e sventure. Si tratta sempre di Zero che narra di Zero, e lo fa in terza persona. Sfortunatamente non va molto d'accordo con se stesso, ma è comunque costretto a scendere a patti con sé stesso, perché Zero è sia il personaggio raccontato, sia l'autore di sé stesso.
Il suo album di debutto, "Anno Zero", sarà pubblicato in digitale nei primi giorni di Ottobre 2026 da QUANTO Records: racconterà questo ultimo anno di vita, con le sue fragilità e le sue cadute, con i suoi punti di svolta e il riscatto attraverso la musica.








