L'italo-argentino, Nilo —nato Danilo Santiago Viacava— è il nipote di cittadini "Xeneizes" ovvero i discendenti degli immigrati Genovesi che si stabilirono nei primi del 1900 nel quartiere de La Boca, a Buenos Aires. Da giovane, poi, si è trasferito a Roma, in Italia. Scrive canzoni come se fossero cortometraggi di quartiere: un autobus affollato, una risata amara alla fine di un turno di lavoro, o un'infatuazione che inizia in un bar e finisce in un tango.
La firma stilistica di Nilo si cela nel suo storytelling. Lui sa come mutare i fatti più ordinari in fiabe urbane —talvolta grottesche, altre romantiche— a seconda che Nilo ci voglia far ridere, piangere, innamorarci, riflettere, o forse tutto questo all'unisono. Sale d'attesa, appartamenti condivisi, colloqui di lavoro, luoghi e circostanze innocue quanto comuni, ma in cui Nilo mette a fuoco dettagli di quell'umanità che lui ama tanto raccontare. Parla di relazioni complicate e di traguardi raggiunti con fatica, di fatti di cronaca e di esperienze personali, di problemi globali e del surrealismo che può salvare il nostro mondo, del ridicolo che si annida qua e là, e dei difetti che ci rendono chi siamo. Il tutto senza moralismi. Solo un paio di pennellate, magari una lieve caricatura, per tessere una visione che poi ti resta addosso.
Nilo, lui non grida mai ciò che ha da dire. Semmai si avvicina, canticchia un motivetto, e non c'è una singola volta che non faccia venir voglia di alzare il calice e cantare insieme a lui. Nilo è come il ragazzino di quella vecchia favola, che rideva dicendo "Il Re è nudo!"
Sul palco porta la sua chitarra dalle sfumature leggermente latine —acustica o elettrica, all'occorrenza— e una sezione ritmica essenziale: cassa, rullante e charleston. A volte un cajón pulsante, il fruscio delle maracas, i chimes e la marimba, una washboard che gratta il tempo o un vibrafono che evoca atmosfere folk-blues. Occasionalmente, Nilo inserisce anche una sezione di ottoni —in stile mariachi o balcanico— e a volte i suoi cori si gonfiano fino a raggiungere il calore popolare e il caos confortante di una vera e propria banda di strada.
Il suo sound oscilla tra il cantautorato pop melodico e un folk-rock dal passo leggero, ed è infuso di calde sfumature bossa nova e samba per i giorni assolati, chanson francese e bachata per i momenti nostalgici, jazz manouche e mambo all'italiana quando la vita spinge, o cumbia moderna quando il ritmo diventa indispensabile. Eppure, tutto è sempre filtrato attraverso un'attitudine romana asciutta e ironica, che ricorda quella di un tradizionale stornellatore romano che non si lamenta mai, ma è arguto e tagliente.
Il suo italiano è colloquiale, con una sottile inflessione romana e un'anima ispanica che di tanto in tanto traspare con versi e parole in spagnolo. Nilo è diretto, ma elegante. E ogni tanto è deliberatamente eccentrico, ma quanto basta per aprire una finestra sull'immaginazione di chiunque accetti di viaggiare con lui e di ascoltare le sue storie.
La sua voce è calda e sicura, e il suo timbro è confortante, solo leggermente nasale. Il suo stile narrativo spazia tra lo storytelling e la confessione —anche se, quando necessario, esplode in cori che abbracciano e in ritmi che spazzano via i problemi.
Storie ben raccontate, libere da false retoriche e stereotipi, o al contrario costruite interamente su quegli stessi cliché solo per prendersi gioco della nostra società e della assurdità del nostro mondoI suoi testi, in bilico tra favola e parodia, ballate e inni, non cambieranno di certo questo mondo, ma possono aiutare a rendere la vostra giornata un po' migliore!
Tra maggio e giugno 2026, Nilo è volato a Baires dopo molti mesi in cui non era riuscito a far visita alla sua famiglia in Argentina. E poi, ricaricato dal calore e dai suoni del suo barrio, è tornato a Roma per rintanarsi nello studio di registrazione della QUANTO Records per ultimare i brani in sospeso del suo album di debutto. La sua musica fa muovere i piedi e aggiunge un tocco di spezie al sapore della vita. Nilo stesso... è una storia che racconta storie.
L'italo-argentino, Nilo —nato Danilo Santiago Viacava— è il nipote di cittadini "Xeneizes" ovvero i discendenti degli immigrati Genovesi che si stabilirono nei primi del 1900 nel quartiere de La Boca, a Buenos Aires. Da giovane, poi, si è trasferito a Roma, in Italia. Scrive canzoni come se fossero cortometraggi di quartiere: un autobus affollato, una risata amara alla fine di un turno di lavoro, o un'infatuazione che inizia in un bar e finisce in un tango.
La firma stilistica di Nilo si cela nel suo storytelling. Lui sa come mutare i fatti più ordinari in fiabe urbane —talvolta grottesche, altre romantiche— a seconda che Nilo ci voglia far ridere, piangere, innamorarci, riflettere, o forse tutto questo all'unisono. Sale d'attesa, appartamenti condivisi, colloqui di lavoro, luoghi e circostanze innocue quanto comuni, ma in cui Nilo mette a fuoco dettagli di quell'umanità che lui ama tanto raccontare. Parla di relazioni complicate e di traguardi raggiunti con fatica, di fatti di cronaca e di esperienze personali, di problemi globali e del surrealismo che può salvare il nostro mondo, del ridicolo che si annida qua e là, e dei difetti che ci rendono chi siamo. Il tutto senza moralismi. Solo un paio di pennellate, magari una lieve caricatura, per tessere una visione che poi ti resta addosso.
Nilo, lui non grida mai ciò che ha da dire. Semmai si avvicina, canticchia un motivetto, e non c'è una singola volta che non faccia venir voglia di alzare il calice e cantare insieme a lui. Nilo è come il ragazzino di quella vecchia favola, che rideva dicendo "Il Re è nudo!"
Sul palco porta la sua chitarra dalle sfumature leggermente latine —acustica o elettrica, all'occorrenza— e una sezione ritmica essenziale: cassa, rullante e charleston. A volte un cajón pulsante, il fruscio delle maracas, i chimes e la marimba, una washboard che gratta il tempo o un vibrafono che evoca atmosfere folk-blues. Occasionalmente, Nilo inserisce anche una sezione di ottoni —in stile mariachi o balcanico— e a volte i suoi cori si gonfiano fino a raggiungere il calore popolare e il caos confortante di una vera e propria banda di strada.
Il suo sound oscilla tra il cantautorato pop melodico e un folk-rock dal passo leggero, ed è infuso di calde sfumature bossa nova e samba per i giorni di sole, chanson francese e bachata per i momenti nostalgici, jazz manouche e mambo all'italiana quando la vita spinge in avanti, o cumbia moderna quando il ritmo diventa indispensabile. Eppure, tutto è sempre filtrato attraverso un'attitudine romana asciutta e ironica, che ricorda quella di un tradizionale stornellatore che non si lamenta mai, ma è arguto e tagliente. Il suo italiano è colloquiale, con una sottile inflessione romana e un'anima ispanica che di tanto in tanto traspare con versi e parole in spagnolo. Nilo è diretto, ma elegante. E ogni tanto è deliberatamente eccentrico, ma quanto basta per aprire una finestra sull'immaginazione di chiunque accetti di viaggiare con lui e di ascoltare le sue storie.
La sua voce è calda e sicura, e il suo timbro è confortante, solo leggermente nasale. Il suo stile narrativo spazia tra lo storytelling e la confessione —anche se, quando necessario, esplode in cori che abbracciano e in ritmi che spazzano via i problemi. Storie ben raccontate, libere da false retoriche e stereotipi, o al contrario costruite interamente su quegli stessi cliché solo per prendersi gioco della nostra società e dell'assurdità del nostro mondo. I suoi testi, in bilico tra favola e parodia, ballate e inni, non cambieranno di certo questo mondo, ma possono aiutare a rendere la vostra giornata un po' migliore! Tra maggio e giugno 2026, Nilo è volato a Baires dopo molti mesi in cui non era riuscito a far visita alla sua famiglia in Argentina. E poi, ricaricato dal calore e dai suoni del suo barrio, è tornato a Roma per rintanarsi nello studio di registrazione della QUANTO Records per ultimare i brani in sospeso del suo album di debutto. La sua musica fa muovere i piedi e aggiunge un tocco di spezie al sapore della vita. Nilo stesso... è una storia che racconta storie.








